orge
Vinicio . Ultima parte
Kimboy74
22.04.2026 |
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"Ma per evitare le conseguenze del folle gesto, decisero di coprire tutto: appiccarono il fuoco al carcere, iniziando dalle celle con stracci intrisi di alcol rubato, fiamme che divamparono rapide..."
Qualche giorno dopo l'abuso sotto la doccia, Vinicio fu convocato per un colloquio con la direttrice del carcere, una donna sulla quarantina con curve generose e un'aria autoritaria che mascherava la sua vulnerabilità. Si chiamava Laura, capelli castani legati in una coda stretta, gonna a tubo che le fasciava i fianchi larghi e una camicetta bianca che tendeva sui seni pieni. Vinicio entrò nell'ufficio con un ghigno, le manette che tintinnavano, sapendo che la guardia di turno, Marco, era l'uomo giusto per il piano. Marco era innamorato perso di Laura da anni, un tipo magro con baffi radi e un debole per lei che lo rendeva manipolabile. Vinicio gli aveva sussurrato promesse di 'aiuto' per conquistarla, ma in realtà lo usava come pedina.Mentre Laura sfogliava i documenti sul suo arresto, Vinicio le si avvicinò alla scrivania. 'Siediti,' ordinò lei, ma lui ignorò, posando le mani sul legno e chinandosi. 'Ho sentito che qui dentro le donne finiscono sempre per aprirsi,' disse con voce bassa e minacciosa. Laura alzò lo sguardo, sorpresa, ma prima che potesse reagire, la porta si aprì e Marco entrò, chiudendola a chiave. 'Marco, cosa diavolo...' iniziò lei, ma la guardia la zittì con uno sguardo colpevole. 'Mi dispiace, direttrice, ma lui ha ragione. È ora che ti rilassi un po'.' Dietro di loro, un altro detenuto, un omone tatuato di nome Rocco, era stato chiamato a 'rapporto' su ordine di Marco, e ora bloccava l'uscita, il suo corpo massiccio che riempiva lo spazio.
La circondarono in un istante: Vinicio la afferrò per i capelli, tirandola in piedi e strappandole la gonna con un gesto secco, rivelando le mutande bianche e le cosce pallide. Laura urlò, scalciando, ma Marco le tappò la bocca con una mano mentre Rocco le bloccava le braccia. 'Zitta, troia,' ringhiò Vinicio, girandola di forza e spingendola a quattro zampe sulla scrivania, i fogli che volavano ovunque. Le abbassò le mutande fino alle ginocchia, esponendo il culo rotondo e la figa rasata, e senza preavviso tirò fuori il cazzo già duro, spesso come un polso, venoso e pronto. Lo premette contro l'ano stretto, lubrificandolo solo con la saliva che sputò sopra, e spinse con violenza, rompendo la resistenza del buco vergine.
Laura gridò nel palmo di Marco mentre Vinicio affondava, il cazzo che dilatava il suo culo con un bruciore lancinante, centimetro dopo centimetro fino a seppellirsi dentro. 'Ecco, direttrice, prendi questo nel tuo culo da stronza,' grugnì lui, afferrandole i fianchi e iniziando a pompare con colpi potenti, il suono della carne che sbatteva che echeggiava nell'ufficio. Tenne il culo occupato per un'ora intera, senza sosta: entrava e usciva con ritmo brutale, dilatandola sempre di più, il sudore che colava sui loro corpi mentre lei singhiozzava e si contorceva inutilmente. Ogni affondo la faceva gemere di dolore, il suo ano che si contraeva spasmodicamente intorno all'invasore, ma Vinicio non rallentava, martellando senza pietà, il cazzo che sfregava le pareti interne fino a farla sanguinare leggermente.
Mentre Vinicio dominava il suo culo, gli altri presero posizione. Marco, con gli occhi lucidi di eccitazione malata, le slacciò la camicetta e le ficcò il cazzo in bocca, spingendo tra le labbra tremanti. 'Succhialo, amore mio, come hai sempre voluto,' mormorò, anche se era lui a forzarla, pompando in gola fino a farla soffocare con conati. Rocco, dal canto suo, si inginocchiò davanti e le aprì le gambe, infilando il suo cazzo tozzo e spesso nella figa bagnata dal terrore, scopandola con spinte grevi che la facevano sobbalzare. La direttrice era piena in tutti i buchi: culo, bocca e figa occupati, il corpo che dondolava come una bambola rotta sotto l'assalto coordinato.
Non si fermarono lì. Vinicio aveva orchestrato tutto: altre guardie, corrotte da promesse di soldi o favori, entrarono una dopo l'altra, insieme a un paio di detenuti liberati dalle celle per l'occasione. Guardie e ladri si alternavano, un flusso incessante di cazzi che la violentavano a turno. Dopo l'ora di Vinicio nel culo, che la lasciò gocciolante di sborra densa e il buco aperto come un cratere pulsante, gli altri presero il suo posto. Marco venne per primo in bocca, sparando fiotti caldi che le colarono sul mento mentre tossiva. Rocco eiaculò nella figa, riempiendola fino a far traboccare il seme misto ai suoi umori. Poi vennero le guardie: un tipo barbuto le inculò il culo già devastato, pompando per minuti prima di scaricare dentro; un altro le ficcò il cazzo in bocca, tenendole la testa ferma mentre le scopava la gola. I detenuti seguirono, uno dopo l'altro, ladri con cazzi duri e affamati che la sfondavano in figa e culo, turni rapidi ma violenti, venendo ovunque: sul viso, nei capelli, dentro i buchi.
La direttrice fu usata per ore, il corpo coperto di lividi e sborra, i buchi rossi e gonfi che non si chiudevano più. Vinicio la guardò mentre gli altri finivano, ridendo della sua sottomissione totale. 'Brava, hai preso tutto come una puttana,' le disse, schiaffeggiandole il culo prima di rivestirsi.
Due giorni dopo, il patto si compì. Chi aveva inculato la direttrice – Vinicio, Rocco e una manciata di altri – fu 'liberato' in segreto, le serrature aperte da Marco e le sue guardie complici. Ma per evitare le conseguenze del folle gesto, decisero di coprire tutto: appiccarono il fuoco al carcere, iniziando dalle celle con stracci intrisi di alcol rubato, fiamme che divamparono rapide nel caos notturno. Urla e fumo riempirono l'aria mentre i detenuti e le guardie complici scappavano in massa, approfittando della confusione per dileguarsi nelle strade buie.
Vinicio non perse tempo. Fuggì all'estero con il suo amico di carcere, un gay snello di nome Luca, che lo aveva sempre ammirato in segreto, ossessionato dal suo cazzo grosso e dominante. Luca lo aveva seguito fedelmente, succhiandoglielo nei momenti rubati in cella, e ora correvano insieme verso un confine lontano, soldi rubati nascosti nelle tasche. Vinicio lo inculò un'ultima volta in un motel di frontiera, pompendo il suo culo stretto mentre ridevano del disastro lasciato indietro. Di lui non si seppe più nulla: svanì in un paese tropicale, libero e insaziabile, pronto per nuove prede.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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